GUINEA BISSAU - NHACRA

GUINEA BISSAU - NHACRA

di Fausto Cadei, tecnico installatore e progettista volontario

 

Anche quest’anno SEVA mi ha ingaggiato per installare impianti fotovoltaici stand alone in due missioni. Armati gli utensili e stipata la valigia mi dirigo all’aeroporto. Mentre guido verso Genova, una mezzoretta circa, controllo mentalmente il contenuto dei bagagli: non tanto per camicie e calzini ma per le attrezzature al seguito. Che ci va a fare laggiù un elettricista senza cacciavite e forbici?

Ho la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa ma non importa: in terra d’Africa ho imparato ormai ad arrangiarmi e a medicare un po’ tutto. Partenza, destinazione Parigi dove ad aspettarmi c’è il collega Fiorenzo, con cui negli ultimi due anni ho condiviso gli impegni . Al Charles De Gaulle ci si saluta e fra una battuta e l’altra si aspetta l’imbarco. I viaggi ultimamente sono più comodi anche se le bordate di flightfood ti spengono come un cerino in un dormiveglia non certo quieto.

Si arriva in serata a Cotonou , capitale del Benin , caotica e assordante come tutti i capoluoghi del sud e calda molto calda e umida. Bagagli,passaporti, visti , solita trafila che ti fa perdere, se ti a bene un’ora buona e via in un letto. Il nostro contatto si fa attendere ma il tempo quaggiù si misura con un altro sistema e tanto anche se volessimo dove possiamo andare? Sveglia e trasferimento al terminal degli autobus dove, dopo un tempo del tutto accettabile, si imbarcano i bagagli e via

Mercoledì 10 veniamo accompagnati presso il fabbricato oggetto del nostro intervento ed iniziamo le operazioni di montaggio dell’impianto fotovoltaico Stand – aloneDodici ore in mezzo alla Savana e arriviamo a Natitingou città del nord dove l’accoglienza calorosa dei nostr ospiti ci allieta la serata e ci permette una doccia. Suor Veronic, un donnone di colore che gestisce un centro di prima accoglienza per giovani, dove alloggiano, per i giorni del soggiorno non ci fa mancare niente. Gigliola e Janvier dell’associazione LULABU per la quale stiamo operando ci portano in cantiere e con inaspettata sorpresa ci ritroviamo in una fazenda con polli ,anatre , maiali e nel futuro anche pesci. Il nostro compito è installare un impianto Fv da 6kW per rendere autosufficiente la fattoria. .

In due giorni l’impianto è pronto: le pompe dei due pozzi caricano acqua nei serbatoi, il mulino per la macina delle granaglie va a pieno ritmo e nelle camerate i ragazzi si possono vedere in faccia anche di notte. Si, i ragazzi che vogliono imparare e dopo la scuola si occupano del lavoro nella fattoria,i ragazzi che non vogliono vivere alla giornata ma si costruiscono un futuro. Un mio ringraziamento particolare va a Gigliola, pres. ass. Lulabu, padre Javier, Bruno, Stefano e Papù che in questi anni hanno avuto tenacia e dedizione per il completamento di questo progetto.

Lasciato il Benin mi dirigo verso la Guinea Bissau, e arrivo in serata allo scalo Osvaldo Viera. Solita trafila, “chi sei…. dove vai ……. un fiorino” “ricordate Benigni e Troisi insieme in quel bel film in costume?“, il clima comunque non è pesante e il caldo secco non ti opprime. Ecco, i rulli partono e cresce l’ansia da bagaglio smarrito fino a che non fa capolino il nastro rosso che applico per identificare la mie valige; una, due ,bagaglio a mano e documenti, ho tutto e mi dirigo all’uscita. Mi si fa incontro una suorina esile e chiede “ benvenuto è l’ing. Fausto ?”. Saluto mi presento e carico tutto sulla Land destinazione convento. La piccola suora è un ciclone di energia, infermiera, ostetrica, ci raccontiamo un po' di tutto e durante tutto il periodo di permanenza diventa la mia mamma adottiva. Il convento è a circa 1 ora dall’ospedale di Nachra , così di buon mattino partiamo; sulla strada si fa un po' di spesa per il pranzo, anche se raramente con Valeria si mangia ad un orario accettabile : “ prima si cura la fila interminabile di persone che dal primo mattino fanno la fila poi ci si dedica al pasto”. .

Per me non è un problema il mantenimento degli orari perché mi sento energizzato dallo scopo del progetto. Scusate, il progetto è il completo mantenimento energetico della sede ospedaliera di Nachra a Bissau. E’ l’ora del rientro e non c’è cosa che mi venga più difficile che i saluti. Il contatto umano con gli operatori umanitari,con i bambini, e con la popolazione che ti accoglie è sempre molto forte e coinvolgente; Il senso della condivisione, del sacrificio e della dedizione è qualcosa che rimpiango nel momento del ritorno. Fausto

 

 

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